Europeisti di ultima istanza
Il premier Silvio Berlusconi è stato criticato da più parti soltanto per avere detto che “l’euro è una moneta strana, attaccabile dalla speculazione internazionale perché non è di un solo paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento e delle garanzie”.
16 AGO 20

Il premier Silvio Berlusconi è stato criticato da più parti soltanto per avere detto che “l’euro è una moneta strana, attaccabile dalla speculazione internazionale perché non è di un solo paese ma di tanti che però non hanno un governo unitario né una banca di riferimento e delle garanzie”. Che il Cav. in realtà sia colpevole semplicemente di aver detto che “il re è nudo” è evidente; si prenda per esempio il fatto che lunedì l’euro è giunto a 1,40 in rapporto al dollaro, dopo essere stato 1,34 all’inizio del mese e 1,44 il mese prima; una fluttuazione evidentemente anomala, come la volatilità delle Borse e dello spread dei titoli pubblici italiani, cresciuto anche dopo la manovra correttiva di oltre 50 miliardi di euro.
Ma a certificare la strumentalità delle critiche al Cav. c’è soprattutto l’editoriale apparso domenica sul Corriere della Sera a firma di Mario Monti. Economista di chiara convinzione europeista, autorevole al punto giusto da essere un apprezzatissimo ex commissario Ue (su nomina del Cav.), pur criticando in parte le parole di Berlusconi, Monti ha soprattutto riconosciuto al premier le sue ragioni. “E’ certamento vero che l’euro è ‘una moneta strana’ – ha scritto Monti – , un ‘fenomeno mai visto’”. E ancora: “E’ anche fondata, e condivisa dagli osservatori più seri, la Sua diagnosi: il principale problema dell’euro consiste nell’essere una moneta ‘senza un governo, senza uno stato, senza una banca di ultima istanza’”.
Il punto sollevato non è di poco conto, e non a caso ne discutono da settimane economisti sempre meno “eterodossi”, dal banchiere centrale inglese Adam Posen al rettore dell’Università Bocconi di Milano Guido Tabellini, passando per l’ex capoeconomista della Bce, Lucrezia Reichlin fino a un altro europeista mai scontato come Paolo Savona. I toni del Cav. non saranno quelli tipici del grand commis europeo, ma forse conviene discutere di questi aspetti della costruzione europea piuttosto che rispedire i consigli di Bruxelles al mittente come vorrebbe fare larga parte dell’opposizione. E’ “strano” infatti che a 15 anni dalla creazione dell’euro non esista ancora un’istituzione che operi per il sostegno dei titoli pubblici degli stati membri. Stati, peraltro, che non soffrono di una crisi di solvibilità, ma di liquidità, come l’Italia, che si avvia al pareggio del bilancio. Su questo concorderà chiunque sia in buona fede.